Racconto: “Limbo Etereo”

Racconto: “Limbo Etereo”

Ho ventitré anni e sono qui da sempre, per quanto possa ricordare. Non credo di aver mai vissuto altrove, e sapete una cosa? Sono stanco di essere qui, da prima che lei nascesse a dire il vero. La prima nota colorata nella mia grigia esistenza.
Lei è nata nella mia casa, la mia prigione, l’ho vista crescere. Adesso che ha la mia età, l’inevitabile è accaduto. La amo. Tutta colpa della mia condizione: sono legato a questo posto e non posso andarmene.

Ho tentato così tante volte di parlarle, di toccarla, ma non ci sono più riuscito dopo il suo quinto compleanno.
Quando era piccola giocavamo assieme, riusciva a vedermi, mi chiamava Tommy. Sua madre le diceva che doveva smetterla e lo fece davvero, alla fine.
Da quel momento sono caduto per la seconda volta nel limbo di solitudine in cui sono costretti quelli come me. I bambini sono la cosa più bella che ci possa capitare, quando desideriamo della compagnia. Tuttavia, quando compiono cinque anni, torna tutto come prima.
Non ricordo più il motivo per cui sono qui; adesso so solo che vivo per lei. Ricordo però il momento esatto in cui la mia vita cambiò.
In cui la mia vita finì.
È accaduto durante la notte, non ho mai saputo da chi e perché… so soltanto che quel giorno, al mio risveglio, mi accorsi di essere morto: mi avevano sgozzato. Da quella mattinata piovosa sono costretto in questa casa, intrappolato tra queste mura che ogni giorno mi ricordano l’ultimo giorno di vita… anche se non il motivo per cui sono ancora qui. Quando c’è la tempesta sfogo il mio dolore, e ho il sentore che la mia amata possa udirmi, in qualche modo.
Adesso, l’unica cosa che voglio, è dirle che l’amo. Credo di essere uno scherzo della natura… uno spirito malato.
Uno spirito può amare una persona ancora in vita?
Mi fa paura ignorare il perché sono ancora qui, ma sento che ciò è collegato al mio amore per lei e col mio assassinio. Sento anche che queste due cose sono collegate tra loro… la verità è vicina. Ma quanto?

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