Indagine a Oropa Bagni – tra presenze e teschi

Indagine a Oropa Bagni – tra presenze e teschi

Storia

Oropa è famosa per la Madonna Nera, e non è una bestemmia: è davvero una Madonna nera. Un antico modo per pregare Lilith, ma senza essere scoperti dalla Chiesa Cattolica. Per cui, già di per sé, Oropa si presenta misteriosa anche solo per le radici poco cattoliche che ha. Nonostante questo, il Tempio di Oropa è uno dei Santuari dedicati alla Madonna più noto in Europa.
Poco più giù, invece, troviamo il vecchio stabilimento idroterapico di Oropa: Oropa Bagni. Risale al 1856 ed era una località di lusso, dove era possibile fare bagni di fango, terme e altre idroterapie. Per ricevere le cure, le persone d’elite aristocratica giungevano da tutta Europa. Alcune persone note che fecero visita a questo luogo erano stati i Savoia, Guglielmo Marconi e Carducci.

La struttura ebbe presto il successo, ma altrettanto presto ebbe anche la sua rovina. Dal 1910 fu ceduto numerose volte, fino agli anni ’50, che lo stabilimento chiuse per mancanza di turismo. In seguito fu acquistato dalla curia Alessandrina e poi rivenduto nel 1980 a una società d’imbottigliamento, ma lasciò lo stabile in uno stato di abbandono, fino a oggi.

Con il tempo, Oropa Bagni ha ospitato curiosi e malintenzionati. È stato luogo di numerose sedute spiritiche e di Messe Nere con sacrifici animali e, forse, umani. A metà degli anni ’80, fino al 2000, ci furono svariati furti nei cimiteri circostanti, dove sparirono vasi dalle tombe, lumini e angioletti.

Proprio all’inizio del secondo millennio, i Carabinieri indagarono proprio a Oropa Bagni che, a detta di escursionisti e cercatori di funghi, avevano notato strani figuri che si aggiravano, soprattutto di notte, attorno allo stabile abbandonato. I carabinieri Biellesi vi trovarono non solo gli oggetti rubati dai cimiteri, ma anche carcasse animali, scritte sui muri con il sangue, inneggianti a Satana. Altari e fogli in cui erano riportati formule esoteriche e simboli. (Vedi qui cos’è il Satanismo in realtà).
Tutto, stranamente, fu presto messo a tacere; nonostante questo, per un certo periodo i carabinieri ispezionarono continuamente il posto.

Oropa Bagni subì inoltre un incendio durante una delle messe nere, aiutando così il naturale processo di decadimento.

Le leggende che circondano il luogo sono innumerevoli, tra cui la sensazione di sentirsi osservati, strane ombre che scivolano lungo le pareti, odore di zolfo e nebbioline che impestano i corridoi.

Noi siamo andati a indagare proprio qui!

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Ispezione

Il 21 febbraio 2018, il Tempio Oscuro – The Official Community e noi di Daemonia · Il Sangue Della Strega siamo andati a ispezionare Oropa Bagni in provincia di Biella. Dèvera Blackmind e Edge, siamo due occultisti, esoteristi e ricercatori che hanno unito le forze per cercare nuove informazioni tra lo stabile in rovina.
Lasciata l’auto nel parcheggio di Prato delle Oche, abbiamo proseguito a piedi: la neve ci avrebbe impedito di circolare e trovare il posto. In quei tre chilometri di frustate di vento sul viso e stalattiti come pugnali, abbiamo dovuto deviare dalla strada principale entrando in un ramo sterrato e ricoperto dalla sola neve -le auto non transitavano lì da tempo- dove le uniche creature che avevano poggiato piede, o zampe, erano gli animali; dettaglio notabile dalle tantissime impronte di cinghiali, volpi e lupi.
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Oltrepassata la recinzione che ostacolava il percorso, e superata una ripida salita di macerie coperte dalla neve, dove pietre taglienti e lamiere incastonate tra terra, sassi e mattoni minacciavano di arrestare la nostra spedizione, eravamo finalmente giunti davanti allo stabile. Nonostante l’aspetto mortifero, freddo e austero, da lì, Oropa Bagni appariva più minuto del previsto; impressione totalmente annullata con il procedere dell’avventura: ci siamo resi conto che lo stabile è incalcolabilmente grande.

A prima vista, concordammo, infondeva una sensazione d’inquietudine, faceva accapponare la pelle. La prima cosa che ci accolse fu un suono sordo, ma imponente, che ci aveva fatto rabbrividire. IMG_20180221_155730.jpgIl vento, insinuandosi nell’edificio scheletrico, aveva prodotto un suono funereo, che sembrava trafiggere il corpo.
Entrando nella parete oramai inesistente ci siamo imbattuti in un cerchio di pietre contenente della cenere: qualcuno doveva aver acceso un fuoco. Chi lo avevano fatto probabilmente erano gli stessi vandali che avevano lasciato le bottiglie di birra nell’area limitrofa. Con tristezza abbiamo notato che il fuoco era stato alimentato con degli infissi dello stabile. Oltre a questo, le macerie dei muri crollati per via del tempo e dalle intemperie, le bottiglie, i cocci di cose indefinite e tutto il resto facevano sembrare tutto ancor più abbandonato, dove anche solo il semplice camminare era diventato impervio.
IMG_20180221_160007.jpgAlla nostra sinistra, tra le altre sparse un po’ ovunque, s’intravide la scritta rossa su un muro: “Asclepio Sotero“. Che fosse il nome della setta che negli anni settanta si recava lì?
Procedendo tra l’aria pesante e la perenne sensazione di occhi che ci guardavano con ossessione, ispezionammo tutte le sale raggiungibili. Comprendendo che lì, altro non c’era da osservare, uscimmo e proseguimmo a ridosso delle mura esterne, su per la salita stretta e insicura.

Sbucammo in un’altra parte della struttura, dove le pareti erano ad angolo. Possiamo assicurarvi che la sensazione era che, da ogni finestra, ci fossero persone che ci guardavano.IMG_20180221_162334.jpg

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Dalla prima finestra sbarrata dal metallo arrugginito, si leggeva una scritta sul muro che era dall’altra parte: “SONO QUI“. Entrammo nell’unica finestra libera da ostruzioni, dove le sbarre erano state tranciate. Sulla destra, il corridoio terminava in assi e travi divelse da quel che un tempo era il soffitto. Potevamo intravedere i piani superiori, dove un tempo erano state effettuate messe nere e dove la polizia trovò scritti di rituali.
Le stanze che si affacciavano al corridoio erano impraticabili: i pavimenti, seppur sgombri, avevano ceduto in più punti e l’entrarci sarebbe stato fatalmente rischioso. P2210725.JPGAltre scritte argentee e presenze di persone che un tempo erano state lì.
Temendo che la zona esplorabile fosse terminata ci stavamo recando verso l’entrata per fare il punto della situazione ma trovammo una scala di pietra semi nascosta dalla neve, dove la visibilità di ciò che c’era oltre era nascosta dalla terra e dai rami. Ci trovammo davanti ad uno spazio grande. Nell’aria aleggiava un lieve odore acre, che ricordava qualcosa di marcio e vecchio. Davanti a noi c’era un incavo nel suolo, dove 

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erano ammassati tubi metallici e altri intralci. Dietro all’incavo vedevamo rami e piante 

secche. Alla nostra sinistra, sopra una salita e ulteriori macerie, c’era una parte della struttura. Edge cercava una strada per accedervi proseguendo per la via più logica. Io mi stavo occupando di riprendere la zona con un video. Inspiegabilmente, il giorno dopo ho scoperto che quel video non si è salvato, nonostante ricordo perfettamente di aver premuto i tasti di “Play” e “Stop“.
Mi guardai attorno, cercando una via alternativa per salire nella struttura che era visibile sopra alla salita sulla sinistra. Tra la neve a terra ci fu una cosa che mi fece immobilizzare e gelare il sangue. Tra l’incredulità e lo sconcerto, davanti ai miei occhi, c’era un teschio rivolto verso l’alto. Vidi i denti anneriti, come prima cosa. Mi abbassai e afferrai un tubo di ferro che c’era a terra, aiutandomi con quello a girare il cranio. La prima cosa che scoprii fu che era di un animale, la seconda cosa era che la sua morte era stata provocata volontariamente da… mano umana. C’era ancora della carne attaccata alle ossa. Chiamai Edge che si precipitò a vedere. Notammo che gli era stato spaccato il

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 muso con un colpo, e decapitato a colpi di mazzate. La cosa più tremenda che Edge appurò, fu che l’animale era un agnello. Forse è inutile dirlo, ma sicuramente le messe nere non hanno avuto un fine a Oropa Bagni. Mi ricordò di documentare la cosa, come con tutto il resto, e proseguimmo aggirando l’incavo e i tubi, inoltrandoci nella selva di rovi spinosi e di rami che sembravano aver l’intento di volerci fermare e trattenereEravamo nell’ultima parte visitabile ed io, nonostante la neve a ricoprire il suolo, mi tolsi la giacca e rimasi in vestiti leggeri.
Nella stanza che avevamo davanti c’era gran poco, se non un buco al centro del pavimento e un simbolo disegnato sul muro: un triangolo con un cerchio di egual misura a sormontarlo.

Facendo il giro era possibile osservare la stanza dall’alto e fu lì che Edge, mentre stava scattando una fotografia, la batteria della sua fotocamera si è scaricata in una manciata di secondi, impedendogli così di accenderla ancora. Cosa che, in seguito, è riuscito a fare senza impedimenti.

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L’ultima fotografia di Edge, dopodiché la macchina si è immediatamente spenta

Abbiamo così deciso di iniziare la seduta spiritica con la Tavola Ouija.
La prima cosa che ha colpito, è stata la velocità con cui abbiamo ottenuto la prima 
risposta. Immediatamente. In genere, si deve attendere che lo spirito prenda confidenza con lo strumento divinatorio. Questa è la dimostrazione delle energie che impregnano Oropa Bagni.
Lo spirito si è presentato da subito con il nome di Belial, padrone di quel luogo. Si è curato di avvisarci che dovevamo andarcene, perché nulla, lì, per noi era sicuro.
Mentre io conducevo il dialogo con lo spirito, Edge si stava concentrando più sulle sensazioni. Si sentiva pervaso dall’angoscia e faticava a respirare, come se qualcosa tentasse di soffocarlo. Per via degli avvertimenti assidui dello spirito -“ANDATE VIA“- e di questa sensazione che io ancora non sapevo, Edge mi consigliò che era meglio andare.
Consapevole che stavo tentando la sorte, accusai in questo momento lo spirito di star mentendo, dicendogli che non era Belial. La risposta fu un convinto “666“. Ciò che seguì, sarò onesta, è stato tutto un azzardo e un susseguirsi delle mie domande incalzanti e il suo “ANDATE VIA VIA VIA VIA VIA VIA“.
Mi sembrava di sentirlo urlare.
Misi una pausa alla seduta quando lo spirito si calmò alle parole che avevo deciso di rivolgergli a quel punto, rassegnato, e mi rispose che era morto lì 42 anni prima e che la sua famiglia non era più in vita. Gli dicemmo che ci saremmo spostati all’entrata dell’edificio, dove per noi era più comodo e il luogo era meno pericolante, e che l’avremmo aspe
ttato, se avesse voluto parlare con noi. La risposta fu negativa.
Ci accomodammo su due massi scomodi come se fossero delle sedie e continuammo da dove ci eravamo interrotti. Non ci fu alcuna risposta per molte domande. Sembrava che tutto fosse finito lì, che non ci avesse seguito come, in effetti, aveva già detto. Ci stavamo convincendo che era il momento di andare. Eppure sentivamo la sua presenza, e feci qualcosa che nessuno dovrebbe mai osarsi a fare. Sono pienamente consapevole del rischio cui stavamo correndo, ma il desiderio di conversare con lui sfiorava l’incoscienza. Pensai che, nonostante fosse un fantasma, un tempo fosse anche umano, così utilizzai la psicologia.
Provocandolo.
Non ci furono risposte ma solo la sensazione che qualcosa, in lui, si stava muovendo. Le energie che emanava potevamo sentirle correrci sulla pelle.
Avevamo rischiato per davvero, perché il suo “BASTA” era stato urlato da alcuni mattoni che erano precipitati a pochi metri da noi, alzando rumore e polvere.
Tutto si fece silenzio, e mentre stavamo decidendo cosa era più giusto fare a quel punto, capii come avrei potuto ottenere una risposta dalla tavola. «Vuoi che ce ne andiamo?».
“.
Gli porsi le ultime domande promettendogli che poi ce ne saremmo andati per davvero. Lui, semplicemente, non aveva voglia di parlare. Si chiama Francesco, detto Cesco. Era solo uno spirito stanco, e che voleva essere lasciato in pace.
Gli domandai se avesse voluto parlare con noi, la prossima volta che saremmo tornati. “MAGARI“, ci rispose Cesco.
Mi scusai personalmente per il mio comportamento, che in verità non l’aveva offeso, e lo salutammo con rispetto.
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Prima di andarcene abbiamo controllato il soffitto, dove i mattoni sono precipitati. Ci siamo accorti esattamente in quel momento che, nelle foto, è possibile vedere un viso nel punto esatto in cui i laterizi si son staccati.

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Cosa abbiamo da dire dopo tutto questo?

Oropa Bagni è un luogo pericoloso e non solo per la presenza degli spiriti. È tutto pericolante e gran parte delle sale sono purtroppo inaccessibili. Occorre attenzione ad ogni passo, è necessario controllare lo stato del terreno e la presenza della neve non è stata d’aiuto per procedere nel terreno incerto.
La presenza del teschio d’agnello -animale che non pascola in quelle zone- è stato chiaramente assassinato da alcune persone: le condizioni delle ossa non erano per niente opera di un animale. Del corpo, nemmeno l’ombra. Molto probabilmente le messe nere hanno ripreso o non sono mai cessate. Il Satanismo Acido è un movimento da evitare assolutamente, se si vuole praticare ritualistica o, semplicemente, essere un Satanista serio.

Purtroppo, il K II non ci è stato possibile utilizzarlo perché, ad Oropa Bagni, è risultato poco attendibile –suonava su noi-.

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Perché usare il nome Belial?

Non lo sappiamo. Belial è il Demone della menzogna, poi scrisse “666“, il numero della Bestia. Probabilmente sperava che io e Edge fossimo dei curiosi qualunque, che non conoscessimo come stiano realmente le cose; questo si è notato dalla sua reazione tanto umana, nel momento in cui ho scoperto che in realtà non era il Demone.
Abbiamo ipotizzato che Cesco fosse una vittima della setta che aveva infestato il luogo: l’anno coincide, perché morì nel 1976.

Noi di Daemonia · Il Sangue Della Strega e Il Tempio Oscuro – The Official Community invitiamo tutti a non visitare Oropa Bagni da curiosi o da soli, tanto meno a provocare uno spirito come mi sono permessa di fare io. L’ho fatto con la consapevolezza dei rischi e sapendo già chi avevo davanti. –Io e Edge abbiamo una grande sensibilità spirituale-.

Purificatevi dopo ogni seduta e dopo aver visitato uno di questi luoghi.P2210731.JPG

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Il nostro articolo su “Il Tempio Oscuro – The Official Community”

Sito Ufficiale de: “Il Tempio Oscuro – The Official Community”

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